Lo stile fotografico di Rino Barillari è inconfondibile proprio come
il suo slang angloromanesco, che si racchiude perfettamente
nell'affettuoso appellativo "Er King".
Chi è Rino Barillari?
L’EPOCA DELLA DOLCE VITA
"Quando arrivai a Termini nei primi anni 60, mi sembrava davvero
l'America, c'era da impazzire". Così Rino Barillari ricorda gli esordi della
sua avventura, la partenza da Limbadi in Calabria ed il primo incontro
con la favolosa Roma di Cinecittà, l'"Hollywood sul Tevere". Per un po’
fece il turista poi, soltanto per caso, imbracciò la macchina fotografica
per unirsi ai fotografi ambulanti che frequentavano la zona della Fontana
di Trevi e sbarcavano il lunario facendo ritratti ai turisti.
"Dopo qualche tempo decisi di fare il grande salto e trasferirmi verso
Piazza di Spagna, Piazza del Popolo e Via Veneto, dove c'erano i grandi
alberghi e tutti quei personaggi che occupavano le pagine di cronaca dei
giornali". La scuola fu quella della strada ed i maestri i paparazzi dai
nomi mitici: Tazio Secchiaroli, Gilberto Petrucci, Marcello Geppetti e tanti
altri. "Il cucciolo di reporter" (così lo chiamavano i colleghi adulti che lo
avevano adottato) aveva grinta e carattere tanto da muoversi presto da
solo. "Gli anni che seguirono furono entusiasmanti, mi facevo sempre più
intraprendente, scattavo foto che sembravano impossibili, anche se non
di rado prendevo qualche ceffone da qualcuno più svelto di me". Per
irretire l'attore del momento Rino si affida alla sua già proverbiale
loquacità e all'aspetto piacevole, con "quegli occhi da arabo che lo fanno
assomigliare vagamente a Omar Sharif".
La Via Veneto di quegli anni era il campo d'azione ideale: una
straordinaria passerella di nomi celebri e non, dai divi americani
impegnati nei kolossal di Cinecittà, alle starlette, nouveaux riches e
nobili decaduti a caccia di notorietà.
La strada, immortalata da Fellini nel suo celebre film, era allo zenith del
successo. Il bel mondo gravitava intorno ai locali alla moda come Doney,
l'Harry's Bar, il caffè Strega, Carpano, Il Pipistrello e, più famoso di tutti,
il Cafè de Paris, esclusivo ritrovo di dandy goderecci e gente del cinema.
GLI ANNI DI PIOMBO
Gli anni di piombo segnano una tappa fondamentale nella carriera di
Rino Barillari, che inizia a lavorare con il quotidiano romano "Il Tempo"
passando dalla cronaca rosa a quella nera, contrassegnata dall'escalation
dei fatti di terrorismo e di sangue. Si tratta di una durissima scuola
professionale che lo sottopone a estenuanti tour de force fatti di notti
insonni e continui spostamenti per inseguire lo scoop...
L’EDONISMO REAGANIANO
L'esperienza di Barillari continua al Messaggero, per il quale lavora
tuttora con contratto in esclusiva come coordinatore del servizio
fotografico.
Non mancano in questo periodo, a cavallo tra gli anni dell"edonismo
reaganiano" importato in Italia, Tangentopoli con i suoi scandali
istituzionali ed i nuovi corsi della vicenda politica, una galleria di close-up
di grande intensità e impatto emotivo, tributati ai maggiori protagonisti
dell'epoca.
LA VITA DOLCE
Il Messaggero qualche anno fa titolava a tutta pagina il ritorno della
"dolce vita" a Roma. Barillari è sempre lì a catturare scatti impossibili e
ad affrontare i capricci delle star: ecco allora il divertente episodio di
Claudia Schiffer e della sua guardia del corpo che, sorpresi al ristorante
Dal Bolognese, reagirono gettando l'acqua gelata del secchiello da
champagne all'indirizzo della sempre vigile Leica di Rino.
Nel 1996 ingaggia un match con Michey Rourke - "un ex pugile che
voleva mantenersi in forma proprio con me" ci ride su Barillari - anche
Stallone con le sue guardie del corpo tentarono di "strappargli il baffo"
ma Rino, svelto come un gatto (l'agilità fa parte del bagaglio
professionale), riuscì a dileguarsi tornando a casa con un ricco bottino (e
un polso fratturato).
Ma tra gli innumerevoli incontri-scontri con le celebrità restano famosi
quello con Frank Sinatra al Cafè de Paris, con Franco Nero alla fontana di
Trevi, in compagnia di una bella sconosciuta, Marlon Brando, Aznavour e
persino con il gentil sesso, Ava Gardner ubriaca, Barbra Streisand,
Brigitte Bardot che dimostravano evidentemente di non gradire intrusioni
sferrando pericolosi colpi bassi.
Barillari esibisce con orgoglio le sue "ferite di guerra": 76 macchine
fracassate, 11 costole rotte e ben 162 ricoveri al pronto soccorso in una
carriera lunga 81.000 km di pellicola scattata, oltre 2.000.000 di
fotografie all'attivo!
Dopo un certo periodo di oblio, Roma sembra davvero essere ritornata al
centro dell'attenzione del jet-set internazionale e Rino è ne è sempre “Il
Re”.